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Pesce pagliaccio - Clown fish
Amphiprion bicinctus

- Curiosità sulla specie - A cura della biologa Aida Mancuso

Una splendida foto del beniamino di tanti bambini, ci farà compagnia nel mese di ottobre! Sì, perché Stefano ha fatto un magnifico primo piano ad un pesce pagliaccio dall’espressione un po’ sfrontata e prepotente: probabilmente questi aveva visto in Stefano una potenziale minaccia per la sua “casa”.
I pesci pagliaccio appartengono alla famiglia dei Pomacentridi, tuttavia alcune particolarità del loro aspetto e del comportamento meritano una trattazione più approfondita. Le principali differenze rispetto agli altri pomacentridi sono da ricercare nella forma delle pinne, tutte piuttosto espanse ed arrotondate, compresa la caudale, e nella colorazione. Il colore di fondo varia tra rosa, arancio, rosso, marrone, nero, con linee longitudinali o strie verticali bianche.
I pesci pagliaccio vivono in simbiosi obbligata con alcune specie di anemone di mare. Si tratta di uno dei più noti esempi di simbiosi mutualistica.
L'anemone, dotato di tentacoli urticanti, protegge il pesce dai predatori ed il pesce lo aiuta a nutrirsi grazie agli avanzi delle prede che, una volta catturate, preferisce consumare fra i suoi tentacoli. Inoltre, il pesce pagliaccio difende l'anemone contro i suoi unici nemici naturali: alcune specie di pesce farfalla, mangiatori di cnidari. L'osservazione del pesce che porti volutamente del cibo all'anemone è un artefatto dovuto alla cattività in acquario: non è mai stato osservato in ambiente che afferri mai pezzi di cibo per portarli all'anemone perché egli se ne possa nutrire.
Come tutti gli cnidari, l’anemone possiede nematocisti che se toccate esplodono, iniettando il veleno che contengono nelle carni di qualsiasi aggressore o preda. La reazione è scatenata dal contatto fisico, ed è inibita solo da sostanze presenti nel muco superficiale del pesce suo ospite. Due tentacoli dello stesso anemone possono venire in contatto senza attaccarsi.
Il pesce pagliaccio è immunizzato contro la puntura dell'anemone per lo spesso strato di muco che lo ricopre. Strofinandosi contro i tentacoli, cattura col proprio muco le sostanze inibenti, ed in pratica si mimetizza da tentacolo, perfezionando l'immunità. Ma se esso dovesse rimanere troppo a lungo lontano dall’anemone che lo ospita, perderebbe tale strato protettivo ed al ritorno verso di esso, verrebbe predato come qualunque altro pesce.
Da notare come, in una coevoluzione, i due partner abbiano completamente perso la possibilità di vivere da soli. Il pesce pagliaccio ha sviluppato pinne arrotondate e colorate, utili per rendersi evidente nelle lotte per il territorio, ma di ostacolo per il nuoto veloce: non potrebbe fuggire ai predatori se non avesse il rifugio dell'anemone. Questa dal canto suo ha perso la capacità di ritrarsi completamente negli anfratti, e quindi di sottrarsi all'attacco dei pesci farfalla. Si affida completamente al piccolo difensore.
Li troveremo lungo il fronte del reef, l'ambiente di elezione per i loro ospiti, invertebrati zooxantellati. Alcune forme giovanili di altri pesci ricordano i pesci pagliaccio, nella colorazione e nei movimenti, come il labride Coris gaimard, e il labbradolci Plectorhynchus chaetodonoides.
Le uova, bentoniche, sono deposte sulla roccia accanto al piede dell'anemone, e guardate dal maschio. Questi provvede a ventilarle col movimento delle pinne, e con la bocca a trasmettere sostanze antibiotiche, inoltre le protegge dai predatori. Alla schiusa, la larva entra a far parte del plancton, viene trasportata dalle correnti ed al momento di insediarsi sul fondo deve ovviamente trovare un anemone.
La società che vive in un anemone è dominata da una femmina adulta (l'individuo più grande). Il secondo, in ordine di grandezza, è un maschio maturo, gli altri sono individui immaturi. In realtà il pesce pagliaccio è ermafrodita: alla morte della femmina, il maschio maturo cambia sesso ed il più grande degli immaturi si trasforma in un maschio attivo.

CURIOSITA’: L'esatto meccanismo che consenta al pesce l'immunità alle punture dell’anemone, è tuttora oggetto di dibattito. Una prima teoria ipotizza che il muco che ricopre il pesce pagliaccio sia basato su glucidi e non su proteine e che quindi impedisca alle cellule urticanti dell'anemone di riconoscerlo come cibo. Secondo un'altra teoria, il muco del pesce imita la superficie esterna dell'anemone: questa possibilità è sostenuta dal fatto che un pesce pagliaccio impiega alcuni giorni per adattarsi ad una nuova specie di anemone con la quale venga posto a contatto.

Aida Mancuso


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