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Voglio
raccontarvi la storia di un piccolo squaletto di profondità,
poco conosciuto e raro, un pesce che solo pochi pescatori
dell'Italia meridionale hanno avuto il piacere di avere tra
le mani, ovviamente moribondo, una volta issate a bordo le
reti. Nessuno, però, lo aveva mai osservato o fotografato
nel suo ambiente; fino a quando, un giorno di alcuni anni
or sono, non mi capitò l'inimmaginabile: l'incontro
con l'Oxinotus centrina, detto volgarmente squalo porco.
Ero immerso nelle acque meridionali dello Stretto di Messina,
sulla sponda calabra, sui fondali subito profondi di un paese
chiamato Lazzaro, in provincia di Reggio Calabria; quota -57m,
ore 20 circa, già 10 minuti di tempo di fondo: con
l'acqua limpida, mi trovo avvolto dalle tenebre ai piedi di
un'orlata imponente che si snoda parallela al profilo costiero.
Era una delle tante impegnative immersioni notturne che ogni
tanto mi concedevo per incontrare grossi dentici poggiati
al fondo, saraghi che dormono, tanute e altri pesci difficili
da fotografare e avvicinare con la luce del giorno; pesci
che con il favore delle tenebre hanno una livrea particolarmente
brillante e diventano più fotogenici del solito. Tutto
mi aspettavo meno che di vedere un simile e goffo pesce; all'improvviso
mi apparve infatti una strana creatura, color grigio topo,
e avvicinandomi mi accorsi della stravagante forma del pesce
e mi ritornò in mente una foto che avevo visto su un
libro di un esemplare morto tenuto in mano da un pescatore.
Era proprio lui, lo squalo porco, vivo e libero mentre nuotava
nel suo ambiente. Il suo corpo, alto e tozzo, ha una sezione
triangolare, con un ventre che sembra la chiglia di un catamarano.
La colorazione, brunastra nei giovani, tende al grigio negli
esemplari adulti, con striature più chiare sul dorso
in corrispondenza dei setti tra un fascio muscolare e l'altro.
Lungo al massimo 80 cm, appartiene alla famiglia degli Oxinotidi
ed ha solo due parenti: uno australiano e uno caraibico (O.
brunensis e O. caribbaeus). Le pinne dorsali presentano, nella
parte anteriore, un grosso aculeo; questo è rivolto
in avanti, nella prima dorsale, mentre è rivolto indietro
nella
seconda dorsale, come se la cosa avesse un significato nella
strategia di difesa adottata dal pesce. Conoscendo molto poco
della biologia di questo pesce e non essendovi osservazione
dirette in natura da parte di nessuno (non sapendo realmente
nulla, tra l'altro, per la sua rarità), non è
ancora possibile conoscere il vero significato degli aculei
sulle pinne dorsali e di tutte le altre stranezze di cui il
pesce appare dotato. La bocca, per esempio, appare piccola
e dotata di denti piccolissimi, cosa che lascia intuire abitudini
da squalo sornione, lento nel nuoto tanto da lasciarsi sfiorare
dal subacqueo senza fuggire, probabilmente abituato a catturare
vermi o piccoli crostacei in prossimità del fondo fangoso.
Ho incontrato per ben sei volte questo buffo pesce, fotografandolo
come meglio ho potuto nei ristretti tempi che ho avuto a disposizione
di notte, a quelle profondità. Sono rimasto affascinato
dall'incontro al punto da limitare gli scatti nel momento
in cui ho notato che il flash lo disturbava non poco; i suoi
grandi occhi verdi devono essere infatti particolarmente sensibili;
immaginate cosa può aver causato il lampo di un flash
alla sua vista, nel buio più totale delle profondità
del mare. Anni fa, quando feci per la prima volta
questa straordinaria segnalazione, pubblicai un articolo sulla
rivista mensile AQUA, con cui all'epoca collaboravo, con testi
dell'allora responsabile scientifico di redazione Angelo Mojetta.
La cosa fu segnalata come scoop, e lo stesso Mojetta scrisse
alla fine dell'articolo: "
la testimonianza di Francesco
Turano è un esempio di come ci si dovrebbe accostare
al mondo marino e che ne sia protagonista un nostro collaboratore
ci rende orgogliosi". Che dire, sono contento di aver
contribuito al miglioramento delle conoscenze di una specie
nota solo a pochi pescatori che se la sono ritrovata nelle
reti; mi rende orgoglioso il fatto di aver documentato l'incontro
e di avere delle immagini uniche e interessanti per il mondo
scientifico. Certo di aver trovato uno degli ambienti prediletti
da questo squalo, ho assistito ad un progressivo degrado della
zona nel tempo e purtroppo ultimamente non s'è più
rivista traccia del pesce, forse per caso o forse per azioni
di disturbo all'ambiente stesso, profondo ma molto vicino
alla riva. Il caro e così timido squalo porco forse
un giorno riapparirà in qualche altro angolo dello
stretto e spero sinceramente di trovarmi in quel posto al
momento giusto, per rivederlo.
Saluti
Francesco Turano
Oltre a ringraziare Francesco, vi invito a visitare il suo
sito: www.mediterraneoblu.com
veramente molto bello. ___Stefano
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